Porti Italiani

L’Italia potrebbe avere i giorni contati in termini di adeguamento a quelle che sono le richieste avanzate dall’Unione Europe nella gestione delle proprie strutture portuali. Nello specifico sta andando a definirsi l’ultimo risvolto della controversia legale tra l’Italia e la Commissione Europea, iniziata nel 2017: da una parte l’UE, che chiede da tempo al nostro paese di adeguarsi agli altri Stati membri, riscuotendo le tasse dalle Autoritá di sistema portuale, dall’altra l’Italia, che ha da sempre esentato le Asp dal pagamento delle imposte ed in particolare quella sul reddito delle societá, in quanto enti pubblici che non svolgono attivitá commerciali. Bruxelles considera invece detta esenzione una chiara infrazione dei principi di libero mercato costituendo per l’UE un aiuto di Stato. Quindi, o le Autoritá portuali pagano, o per il nostro paese si potrebbe aprire una procedura d’infrazione.

Assoporti ha giá evidenziato il fatto che applicare una nuova tassa andrebbe a sottrarre fondi alle attivitá portuali, inoltre la separazione delle attivitá economiche da quelle non economiche, potrebbe innescare un inesorabile processo di privatizzazione dei porti italiani. Aprendo ai privati, si scatenerebbe l’interesse di investitori stranieri come la Cina, che ha giá acquistato il Pireo Greco, in seguito alla crisi. 

“Porti strategici come quello di Trieste, – fa sapere l´eurodeputato friulano Marco Dreosto – che vanta un corridoio diretto al canale di Suez ed é il primo porto petrolifero in Italia, rischierebbero di stimolare gli interessi stranieri, ad esempio cinesi, interessati a far raggiungere piú celermente alle proprie merci, i mercati dell’Europa centrale”;

“Abbiamo ampiamente discusso – prosegue Dreosto – con il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga la questione e già la prossima settimana é previsto un incontro con i parlamentari italiani al fine di porre in essere strategie condivise”.