La cimice marmorata (Halyomorpha halys) é un insetto alloctono di origine asiatica appartenente all’ordine dei Rincoti. Questa specie, la cui presenza in Italia e stata accertata nel 2012 (in Friuli nel 2014 presso un meleto a Montereale Valcellina)  è esplosa numericamente, a causa dell’immediato adattamento alle nostre condizioni climatiche, all’estrema polifagia che questa specie manifesta e dell’assenza di predatori naturali, in grado di contrastarne efficacemente la diffusione. Per mezzo del suo apparato boccale modificato, è in grado di perforare il tegumento dei frutti delle piante selvatiche e coltivate, arrecando ingenti danni, in particolar modo alla frutticoltura (pesco, pero, melo e ciliegio in particolare) alterando il prodotto rendendolo inutilizzabile ai fini commerciali. 

La lotta in campagna può avvenire attraverso l’uso di specifici insetticidi. Di maggior efficacia risulta invece la difesa passiva dei frutteti tramite la copertura degli appezzamenti con reti anti insetto.

La lotta biologica viene invece svolta dagli antagonisti naturali, tra i quali il più efficace è risultato essere la vespa samurai (Trissolcus japonicus), piccolo imenottero parassitoide che contrasta la diffusione della cimice nei luoghi di origine di entrambe le specie. 

Con l’entrata in vigore del Decreto 5 luglio 2019 n. 102 Pubblicato in Gazzetta Ufficiale, lo Stato Italiano ha concesso l’immissione sul territorio italiano di specie e popolazioni non autoctone capaci di contrastare la diffusione di insetti alieni come la cimice marmorata asiatica.

Grazie al citato Decreto, la vespa samurai viene ora allevata anche in Italia. L’insetto, poco più grande di 1 millimetro, depone le proprie uova all’interno di quelle della cimice (una femmina di vespa puó arrivare a deporre oltre 600 uova l’anno) e le sue piccole larve si nutrono del contenuto, compromettendone cosí il successo riproduttivo.

Lo scenario economico attuale: aziende agricole in difficoltà, raccolti distrutti e produzione a picco. 

Interrogazione con richiesta di risposta scritta P-002791-19

Fonte: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/P-9-2019-002791_IT.html